Psicologo cognitivo comportamentale: cosa fa?

Foto di SHVETS da Pexel

Molte persone si avvicinano alla psicoterapia cercando una forma di supporto strutturata e concreta.

Una delle modalità più diffuse, e che nel tempo ha raccolto un’ampia base di studi a supporto, è quella cognitivo-comportamentale (nota anche come CBT, dall’inglese Cognitive Behavioral Therapy).

Ma cosa fa concretamente uno psicologo cognitivo-comportamentale, e cosa ci si può aspettare da questo approccio?

Approccio cognitivo comportamentale

L’approccio cognitivo comportamentale (CBT) si fonda sull’idea che pensieri, emozioni e comportamenti siano strettamente connessi tra loro.

La terapia si concentra quindi sull’identificazione di schemi di pensiero disfunzionali e sul loro impatto nella vita quotidiana.

Negli ultimi decenni, la ricerca ha evidenziato l’efficacia della CBT in numerosi disturbi psicologici, tra cui ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo e problematiche legate allo stress (Hofmann et al., 2012; Cuijpers et al., 2013).

È importante sottolineare che ogni percorso è unico, e che l’efficacia dell’intervento dipende anche da altri fattori, come la motivazione della persona, l’alleanza terapeutica e il contesto.

Terapia Cognitivo Comportamentale: Come Funziona?

Un percorso di terapia cognitivo comportamentale è generalmente strutturato e orientato a obiettivi condivisi.

Dopo una prima fase di conoscenza e valutazione, terapeuta e paziente collaborano per identificare le difficoltà attuali e i meccanismi che le mantengono.

Le sedute sono attive: si lavora con domande, esempi, piccoli esperimenti mentali o pratici.

Viene data attenzione al presente, pur considerando l’influenza di esperienze passate.

A volte si utilizzano strumenti scritti – come schede o esercizi in PDF – che supportano il lavoro tra una seduta e l’altra.

Uno degli elementi centrali del metodo è la possibilità di mettere in pratica quanto emerso durante gli incontri anche nella vita quotidiana, tramite i cosiddetti compiti a casa.

Perchè devo fare gli esercizi in terapia cognitivo comportamentale?

Nella terapia cognitivo-comportamentale, i cosiddetti compiti a casa rappresentano una parte essenziale del percorso.

Non si tratta di “compiti” nel senso scolastico, ma di proposte pensate per portare nella vita quotidiana ciò che si è esplorato in seduta.

Un esempio frequente è il monitoraggio dei pensieri: dopo una situazione emotivamente intensa, la persona può annotare cosa è successo, quale pensiero è emerso (es. “Non sono stata all’altezza”), che emozione ha provato e come ha reagito.

Anche svolto in autonomia, questo esercizio può aiutare a cogliere meglio le connessioni tra pensieri, emozioni e comportamenti – una consapevolezza che di per sé può avere un valore.

Tuttavia, è nel confronto con il terapeuta che queste osservazioni trovano pieno significato: si analizzano insieme i pattern ricorrenti, si mettono in discussione interpretazioni automatiche e si costruiscono risposte alternative più funzionali.

In questo senso, l’esercizio non è solo uno strumento, ma un ponte tra l’esperienza vissuta e il lavoro terapeutico.

Se stai valutando di iniziare un percorso psicologico con un professionista, e pensi che l’approccio cognitivo-comportamentale possa essere adatto a te, puoi compilare il questionario qui sotto.

Ti proporremo uno psicologo abilitato, con esperienza nell’area che ti interessa, per iniziare un lavoro strutturato e personalizzato.

Dott.ssa Serena Ventura

Sono la dottoressa Serena Ventura, sono una psicologa clinica abilitata e iscritta all’albo degli psicologi del Veneto.

Insieme potremo trattare di tutti quei pensieri, comportamenti o situazioni che nella quotidianità provocano un malessere o un disagio.

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